Recensione "Sete" di Jo Nesbo

mercoledì 9 agosto 2017

Titolo: Sete
Autore: Jo Nesbo
Pubblicato: 2017 
Editore: Einaudi
Genere: Thriller 
Pagine: 640
Cartaceo: € 22,00
Ebook: € 9,99



Trama:

A tre anni dalle nozze con Rakel, Harry Hole, ormai vicino alla cinquantina, sembra aver trovato un suo equilibrio e la forza per tenersi alla larga dai guai. Da tempo ha chiuso con l'alcol e per lui non ci sono più casi e indagini sul campo, solo un tranquillo incarico come docente alla scuola di polizia di Oslo. Ma in città due donne vengono uccise nella propria abitazione a distanza di pochissimi giorni, e una terza viene ritrovata ferita sulle scale di casa. A collegare le vittime, il fatto che tutte e tre fossero iscritte a Tinder. E un segno inconfondibile, quasi una firma raccapricciante, lasciata sui loro corpi.

La mia recensione: 

Nesbo è uno di quegli autori che mi ha sempre affascinato e di cui non avevo ancora letto nulla. Ammetto che cominciare con l'ultimo libro pubblicato non è consigliabile per apprezzare un autore del suo calibro, in ogni caso il libro è stato una piacevole scoperta.
Il detective Harry Hole, il protagonista, per amore e forse un po' per stanchezza ha abbandonato da tempo il suo lavoro alla sezione Omicidi della Polizia di Oslo. Ha smesso di bere e ritrovato un suo equilibrio grazie a Rakel, la donna che ama, e al lavoro come insegnante alla scuola di Polizia. Ma la sua tranquillità non è destinata a durare a lungo. 
I corpi senza vita di due donne vengono ritrovati a pochi giorni di distanza. Ognuna delle vittime è stata uccisa nel proprio appartamento, dopo aver partecipato a un appuntamento al buio, ed entrambe vengono ritrovate con ferite e segni di morsi provocati da una dentiera di ferro. La polizia scoprirà che il killer, dopo aver ucciso le donne, ne ha bevuto il sangue. Non si tratta di nuova conoscenza per Harry Hole, ma di un assassino già scampato alla cattura anni fa.
Il detective verrà richiamato in servizio da Michael Bellman, capo della polizia, per formare una squadra composta da uomini scelti da lui ed operare parallelamente alla sezione Crimini violenti guidata da Katrine Bratt. Con il suo gruppo ristretto di uomini fidati e l'aiuto di uno psicologo esperto di vampirismo, Hallestein Smith, il detective Hole si butterà anima e corpo sulle tracce dell'assassino, tornando a fare nuovamente i conti con i suoi demoni.  
Malgrado questo sia stato il  mio primo libro di Nesbo, ho apprezzato lo stile fluido ed efficace in una narrazione ricca di suspense e colpi di scena. La storia è ben costruita ed originale, l'unica osservazione riguarda il finale che ho trovato leggermente rocambolesco ma sicuramente di effetto. La figura del protagonista principale mi ha conquistata immediatamente. Nonostante la stanchezza e gli anni, Hole è un personaggio carismatico a cui ci si affeziona presto. Il passato turbolento da alcolista, l'amore incondizionato per la moglie Rakel e l'ossessione nei confronti di un lavoro di cui non può fare a meno ne fanno una personaggio davvero intrigante. Un vero peccato, nel mio caso, averne perso l'evoluzione negli anni. Per comprendere le caratteristiche personali del detective andrebbero infatti letti almeno i due libri precedenti a questo, "Lo spettro" e " Polizia".
Non fatevi scoraggiare dal numero delle pagine perché la lettura è scorrevole e la storia cattura presto l'interesse del lettore. Come nuova fan di Nesbo e del noir norvegese non mi resta che consigliarne la lettura. Personalmente credo che riprenderò dal primo libro, "Il pipistrello", arrivando almeno fino a "L'uomo di neve" di cui è prevista l'uscita dell'omonimo film il prossimo autunno.

Il mio giudizio quattro stelle e mezzo su cinque.

Alla prossima recensione.
  


Note sull'autore:

Jo Nesbo è nato a Oslo nel 1960. Prima di diventare uno dei più grandi autori di crime al mondo si è cimentato in mille mestieri. Ha giocato a calcio nella serie A del suo paese, ha lavorato come giornalista freelance, ha fatto il broker in borsa. "Sete" è il suo ultimo lavoro.

 

Recensione"La più amata" di Teresa Ciabatti

lunedì 7 agosto 2017

Titolo: La più amata
Autore: Teresa Ciabatti
Pubblicato: 2017 
Editore: Mondadori
Genere: biografia
Pagine: 228
Cartaceo: €18,00
Ebook: €9,99

Trama:

 "Mi chiamo Teresa Ciabatti, ho quattro anni, e sono la figlia, la gioia, l'orgoglio, l'amore del Professore." Il Professore - un inchino in segno di gratitudine e rispetto - è Lorenzo Ciabatti, primario dell'ospedale di Orbetello. Lo è diventato presto, dopo un tirocinio in America, rinunciando a incarichi più prestigiosi, perché è pieno di talento ma modesto, un benefattore, qualcuno dice, un santo. Tutti lo amano, tutti lo temono, e Teresa è la sua figlia adorata. È lei la bambina speciale che fa il bagno nella smisurata piscina della villa al Pozzarello, che costruisce un castello d'oro per le sue Barbie coi 23 lingotti trovati in uno dei cassetti del padre. Teresa: l'unica a cui il Professore consente di indossare l'anello con lo zaffiro da cui non si separa mai. L'anello dell'Università Americana, dice lui. L'anello del potere, bisbigliano alcuni - medici, infermieri e gente del paese: il Professore è un uomo potente. Teresa che dall'infanzia scivola nell'adolescenza, e si rende conto che la benevolenza che il mondo le riserva è un effetto collaterale del servilismo nei confronti del padre. La bambina bella e coccolata è diventata una ragazzina fiera e arrogante, indisponente e disarmante. Ingrassa, piange, è irascibile, manipolatrice, è totalmente impreparata alla vita. Chi è Lorenzo Ciabatti? Il medico benefattore che ama i poveri o un uomo calcolatore, violento? Un potente che forse ha avuto un ruolo in alcuni degli eventi più bui della storia recente? Ormai adulta, Teresa decide di scoprirlo, e si ritrova immersa nel liquido amniotico dolce e velenoso che la sua infanzia è stata: domande mai fatte, risposte evasive. 

La mia recensione: 

A volte mi capita di leggere libri perché incuriosita dal fatto che siano arrivati finalisti a qualche premio letterario, allora mi infilo in queste storie cercando quella che penso essere la "perfezione narrativa". Non è questo il caso. Mi sono avvicinata al libro di Teresa Ciabatti senza pretese, affascinata più dalla cover che dalla nomina al premio Strega, e ne ho scoperto un memoriale spietato di quella che è stata la vita dell'autrice e del rapporto con suo padre, Lorenzo Ciabatti.
Teresa, donna irrisolta come lei stessa confessa, scava senza riserve nel suo passato iniziando dall'infanzia trascorsa tra Orbetello e la lussuosa villa di Pozzarello, sull'Argentario. Figlia dell'illustre primario di chirurgia all'ospedale di Orbetello, Lorenzo Ciabatti e di Francesca Fabiani, una bella dottoressa romana e una figura davvero interessante nella storia, Teresa è un bimba capricciosa abituata ad essere agevolata in tutto in quanto figlia del Professore. Considerato da tutti un benefattore, da alcuni addirittura un "santo", Lorenzo Ciabatti è una figura tanto rilevante quanto ambigua. 

"Mio padre era un calcolatore, vendicatico, amante del potere. C'è stata un'epoca in cui all'ospedale di Orbetello comandava solo lui, e nessuno osava contrastarlo".

Uomo potente non solo per il ruolo che ricopre in ospedale ma soprattutto per le sue "amicizie politiche" che compaiono qua e là nella narrazione, il padre di Teresa è un uomo enigmatico e sfuggente con una predilezione per questa figlia che cresce nell'idea assoluta di essere la più amata. Costantemente accontentata, Teresa diventerà sempre più capricciosa e indisponente. Quando i genitori si separano, Teresa torna con la madre e il fratello a Roma. Qui non è più la figlia del professore, ha perso completamente il suo status. Dopo il trasferimento iniziano a venire meno anche le risorse economiche, l'adorata villa sull'Argentario viene venduta. Negli anni successivi il padre perde misteriosamente quasi tutto il suo patrimonio, ai figli non resterà praticamente nulla. Teresa non è più la più amata, ma è mai stata la più amata? Ingrassa, è sempre più irritante, il rapporto con il padre si lacera. Anni dopo maturerà le sue domande su chi fosse realmente Lorenzo Ciabatti. 

" Chi era quest'uomo che ha deciso di toglierci tutto?"

Chi era Lorenzo Ciabatti Teresa se lo chiederà in continuazione nel libro e sarà proprio grazie alla madre e a tutto ciò che aveva conservato che, dopo la sua morte, riuscirà a mettere ordine nella storia della sua famiglia, collocando eventi, fatti e personaggi nel suo groviglio di ricordi.
Un racconto vero e crudo, quello di Teresa. Una narrazione forte che arriva al lettore a volte come un pugno allo stomaco e colpisce per il coraggio di una donna che racconta se stessa scavando nel suo passato senza filtri, nel tentativo di capire e di capirsi.
Un libro inizialmente di non facile lettura ma intenso come solo alcuni libri sanno essere. Ne ho apprezzato l'onestà, il disincanto e quel voler vivisezionare fatti famigliari non semplici da raccontare per nessuno, tradimenti, egoismi portati all'eccesso, amicizie scomode e denaro, tanto, troppo.   
Ammettendo che esista, non ho trovato la "perfezione narrativa" di cui parlavo all'inizio ma la storia di una donna, mia coetanea, che mi ha emozionata. 
Lettura che consiglio. Il mio voto 4 stelle su cinque.


Alla prossima recensione.



Note sull'autrice:

Teresa Ciabatti è nata e cresciuta a Orbetello, attualmente vive a Roma. I suoi romanzi sono: Adelmo, torna da me (Einaudi Stile libero), I giorni felici (Mondadori), Il mio paradiso è deserto (Rizzoli), Tuttissanti (Il Saggiatore), La più amata (Mondadori). Collabora con "Il Corriere della Sera" e con "la Lettura".

Recensione "Dopo lunga e penosa malattia" di Andrea Vitali

domenica 28 maggio 2017

Titolo: Dopo lunga e penosa malattia
Autore: Andrea Vitali 
Pubblicato: 2010
Editore:Garzanti
Genere: Giallo
Pagine: 176
Cartaceo: €14,60

Trama:

È la notte del 4 novembre. Il dottor Carlo Lonati viene chiamato per un’urgenza, il paziente lo conosce bene. Attraversa sotto una pioggia micronizzata i cinquecento metri che lo separano dalla casa del notaio Luciano Galimberti, suo antico compagno di bagordi. Può solo constatarne la morte per infarto. Ma c’è qualcosa che non lo convince, e nelle ore successive arrivano altri indizi e i sospetti crescono.
Il dottore non può fare a meno di indagare: vuole sapere se il suo vecchio amico è davvero morto per cause naturali. Per farlo, dovrà conquistare la fiducia della moglie e della figlia di Galimberti. E scoprire che la verità si trova forse sull’altra sponda del lago di Como…
 
La mia recensione: 

Iniziare a leggere Vitali partendo dall'unico giallo della sua produzione non è sicuramente il modo migliore per apprezzare un autore come questo.
La storia si svolge a Bellano, un paese sul lago di Como, e vede protagonista principale il dottor Carlo Lonati. In una piovosa notte di novembre il medico viene chiamato per un'urgenza a casa del notaio Galimberti, suo vecchio amico, ma una volta giunto dovrà purtroppo constatarne il decesso per infarto. La morte del notaio suscita nel dottor Lonati, anche lui malato di cuore come l'amico, una serie di riflessioni e alcuni strani accadimenti, in modo particolare il singolare necrologio che il dottore troverà affisso in paese il giorno successivo al decesso, insinuano nella sua mente un dubbio riguardo alle cause della morte.
Con l'aiuto della figlia di Galimberti, l'anziano medico inizierà ad indagare con i pochissimi elementi di cui dispone portando alla luce le falsità che circondano la morte dell'amico.
Malgrado l'empatia immediata che ho provato nei confronti del protagonista, questo libro non mi ha del tutto convinta. La storia è semplice e lineare e non si può non parteggiare per questo medico di paese che, nonostante sia affetto lui stesso da "penosa malattia", porta avanti praticamente da solo l'indagine. Si tratta di un piccolo libro con capitoli brevi forse per aumentare il senso di tensione nella narrazione, tuttavia la lettura mi è parsa a tratti lenta e ho avuto spesso la sensazione di essere circondata dalla nebbia del lago, come il dottor Lonati durante il suo peregrinare alla ricerca della verità. 
La parte che mi ha deluso maggiormente riguarda il finale che rimane sospeso e aperto quindi all'interpretazione del lettore. L'atmosfera dell'intera storia più che un giallo ricorda un noir sufficientemente riuscito se si esclude appunto la fine. Nonostante l'impatto con Vitali non sia stato dei migliori non limiterò le mie letture a questo libro, tutt'altro. La produzione dell'autore è davvero ampia e conosco per fama il suo stile ironico. Non lasciatevi quindi condizionare dalla recensione a questo libro che rimane unico nel suo genere tra i suoi lavori. 
 
Il mio giudizio è tre stelle su cinque.

Alla prossima recensione!


Note sull'autore:

Figlio di Edvige ed Antonio Vitali, entrambi impiegati comunali, è nato e cresciuto a Bellano, sulla sponda orientale (quella "lecchese") del lago di Como, con altri cinque fratelli. Dopo aver frequentato quello che lui stesso definisce «il severissimo liceo Manzoni» di Lecco, rinuncia alle sue inclinazioni verso il giornalismo e, per soddisfare le aspirazioni paterne, si laurea in medicina all'Università Statale di Milano nel 1982. Sposato con Manuela, da cui ha avuto il figlio Domenico. Vive da sempre nel suo paese natale e, nonostante dichiarazioni rilasciate nel 2008, abbandona la professione medica nel 2014 per dedicarsi alla scrittura .
Il suo ultimo lavoro è "A cantare fu il cane" del 2017 edito da Garzanti.

Recensione di "Pane cose e cappuccino dal fornaio di Elmwood Springs "di Fannie Flagg

lunedì 1 maggio 2017

Titolo: Pane cose e cappuccino dal fornaio di Elmwood Springs
Titolo originale: Welcome to the World, Baby Girl!
Autore: Fannie Flagg
Pubblicato: 2000
Editore:BUR
Genere: Narrativa
Pagine: 473
Ebook: €5,99
Cartaceo: €9,00

Trama:


Dena Nordstrom è alta, bionda e bellissima, lavora come giornalista televisiva a Manhattan e la sua carriera è al massimo dello splendore. La sua vita sembra perfetta, ma in realtà Dena è sfinita dai ritmi frenetici della metropoli, ed è infelice, anche se non se ne è ancora resa conto. Ci vorrà un tracollo fisico per costringerla a una vacanza e riportarla a Elmwood Springs, la piccola e sonnolenta cittadina in cui è cresciuta. Comincia qui per Dena il viaggio in un passato che la riguarda e che sembra nascondere qualcosa che potrebbe condizionare il suo futuro. Uno per volta, i segreti sulla sua famiglia sfuggono dallo scrigno in cui erano gelosamente custoditi rivelando un’insospettabile verità.

La mia recensione: 
  
Devo riconoscere che i libri della Flagg hanno il pregio di trasportare il lettore in un'altra dimensione e questo libro non è da meno.
Con un salto indietro nel tempo ai primi anni settanta, e qualche flashback ambientato nel primo dopoguerra, ritroviamo tutti gli straordinari personaggi di "Torta al caramello in paradiso" inclusa Neighbor Dorothy con la sua specialissima trasmissione radio casalinga. 
La protagonista principale, Dena Nordstrom, non fa parte del simpatico mondo di Elmwood Springs o meglio non ancora. Giovane e bella giornalista  in carriera di New York, Dena è quanto di più distante si possa essere dagli abitanti di Elmwood eppure il suo passato la lega a questa piccola cittadina del Missouri.  Per Dena si tratta di un passato dolce e doloroso insieme che negli anni ha sempre cercato di dimenticare. Per quanto Dena si sia costruita una vita incentrata sul lavoro e distante dagli affetti, ai quali non vuole lasciare spazio, il crollo del suo fisico la metterà di fronte alla necessità di prendersi una pausa rimettendo tutto in discussione. Tornerà a Elmwood per ristabilirsi e riprenderà i contatti con ciò che resta della sua famiglia, Norma, Macky e la saggia zia Elner. Malgrado le iniziali reticenze, Dena riuscirà con il tempo a liberare il suo cuore dal gelo in cui era avvolto, lasciandosi riscaldare dall'affetto di una famiglia che non ha mai avuto e liberando quel dolore che ha condizionato tutta la sua esistenza.
Tra i libri della Flagg letti fino a questo momento questo è quello che mi è piaciuto meno. Inizialmente ho faticato a seguire i salti temporali inseriti nella narrazione ma ho apprezzato l'ambientazione di Elmwood e mi ha fatto piacere ritrovare i suoi bizzarri abitanti. Mi è piaciuto meno il personaggio di Dena che a tratti ho trovato quasi insopportabile, ma ho apprezzato la sua trasformazione finale e la singolarità del suo passato che la Flagg ha trattato con grande delicatezza. Non ho avuto il trasporto di "Torta al caramello in paradiso" ma lo stile della Flagg è sempre gradevole e complessivamente l'ho trovata una buona lettura.

Il mio giudizio tre stelle e mezzo su cinque.

A presto!



Note sull'autrice:


Patricia Neal, meglio conosciuta come Fannie Flagg (Birmingham, 21 settembre 1944), è una scrittrice e attrice statunitense. Attualmente la scrittrice divide il suo tempo fra la California e il nativo Alabama.
È autrice di numerosi romanzi che hanno avuto tutti un grande successo di pubblico sia negli Stati Uniti che in altri paesi del mondo. "Pane cose e cappuccino" è il suo terzo romanzo.
           

Recensione "Nelle terre estreme" di Jon Krakauer

domenica 30 aprile 2017

Titolo: Nelle terre estreme
Titolo originale: Into the wild
Autore: Jon Krakauer
Prima pubblicazione: 1996
Editore: Corbaccio
Genere: Biografia
Pagine: 267
Cartaceo: €17,60

Trama: 
  
Nell’aprile del 1992 Chris McCandless si incamminò da solo negli immensi spazi selvaggi dell’Alaska. Due anni prima, terminati gli studi, aveva abbandonato tutti i suoi averi e donato i suoi risparmi in beneficenza: voleva lasciare la civiltà per immergersi nella natura. Non adeguatamente equipaggiato, senza alcuna preparazione alle condizioni estreme che avrebbe incontrato, venne ritrovato morto da un cacciatore, quattro mesi dopo la sua partenza per le terre a nord del Monte McKinley. Accanto al cadavere fu rinvenuto un diario che Chris aveva inaugurato al suo arrivo in Alaska e che ha permesso di ricostruire le sue ultime settimane. Jon Krakauer si imbatté quasi per caso in questa vicenda, rimanendone ossessionato, e scrisse un lungo articolo sulla rivista Outside che suscitò enorme interesse. In seguito, con l’aiuto della famiglia di Chris, si è dedicato alla ricostruzione del lungo viaggio del ragazzo: due anni attraverso l’America all’inseguimento di un sogno. Questo libro, in cui Krakauer cerca di capire cosa può aver spinto Chris a ricercare uno stato di purezza assoluta a contatto con una natura incontaminata, è il risultato di tre anni di ricerche. Ma «Nelle terre estreme», però, non è solo la ricostruzione degli eventi che portarono Chris McCandless alla morte, è anche una metafora sul rapporto tra la nostra civiltà e la natura che la circonda, è un formidabile tentativo di penetrare le segrete vibrazioni che percorrono tutte le giovinezze, è un viaggio del corpo e dell’anima scritto da un maestro del racconto d’avventura che qui si mette in gioco lasciandosi coinvolgere – assieme al lettore – dalle figure eroiche di cui narra. 

La mia recensione: 

Non amo le biografie, in realtà ho sempre cercato di evitarle, ma devo ammettere che questo libro di Jon Krakauer si è rivelata un'esperienza di lettura davvero interessante. Cercavo un libro che parlasse di viaggi e inconsapevolmente mi sono ritrovata a leggere la biografia del giovane Chris McCandless. Se non fosse stato per questo motivo probabilmente non avrei mai letto il libro e mi sarei persa qualcosa.
Nel 1992 a Jon Krakauer venne chiesto di scrivere un articolo per la rivista Outside sulle misteriose circostanze che portarono Chiris McCandless, un ventiquattrenne originario della Virginia, a trovare la morte nelle foreste dell'Alaska. Colpito dalla storia del ragazzo, Krakauer inizia a documentarsi cercando di approfondire le motivazioni che spinsero il giovane ad allontanarsi dalla famiglia e ad affrontare questa avventura attraverso l'America. Le ricerche effettuate dal giornalista diedero vita a questa intensa biografia dalla quale è impossibile non rimanere colpiti. 
Dopo aver conseguito la laurea Chris McCandless, seguendo l'ideale di una vita in fusione con la natura, inizia un viaggio che lo condurrà fino in Alaska, era il 1990. Lasciati i suoi averi in beneficenza e abbandonata l'amata auto, Chris con un bagaglio essenziale e un nuovo nome, Alexander Supertramp, inizia da vagabondo quella che sarà l'esperienza più grande della sua vita. Incontrerà alcuni personaggi bizzarri ma comunque amichevoli e tutti lo descriveranno successivamente come un ragazzo colto, brillante e socievole, malgrado la sua indole introversa. L'amicizia più insolita sarà quella che stringerà con l'ottuagenario Ronald Franz. I due si conosceranno all'inizio del 1992, nel sud della California, e trascorreranno insieme diverse settimane al punto che l'attaccamento al giovane susciterà in Ronald il desiderio di adottarlo come nipote. Alex/Chris rimanderà la risposta al ritorno dalla sua ultima avventura, affrontare l'Alaska.

"La gioia di vivere deriva dall'incontro con nuove esperienze, e quindi non esiste gioia più grande dell'avere un orizzonte in continuo cambiamento, del trovarsi ogni giorno sotto un sole nuovo e diverso."

Cercare di descrivere una personalità complessa come quella di Chris non è facile, ancora di più è cercare di capirne le ragioni. Cosa può aver spinto un ragazzo benestante e dall'intelligenza vivace ad affrontare un'impresa di dimensioni così grandi, decidendo di chiudere con la famiglia per vivere "dentro la natura". Uno spunto a questa riflessione può fornirlo la frase che ho riportato, tratta dall'ultima lettera scritta da Chris a Ronald dopo la sua partenza. Sicuramente McCandless era un ragazzo fuori dal comune, con una smodata passione per i romanzi di Jack London e Tolstoj che possono averlo ispirato. Anche il rapporto irrisolto con la figura paterna può essere stato fonte di questa inquietudine ma, a prescindere da tutto, Chris era un ragazzo con una visione dei rapporti umani e della società in generale molto personale e con un estremo desiderio di sperimentare una vita nuova, assaporando a fondo il significato dell'esistenza.

"Volevo il movimento, non un'esistenza quieta. Volevo l'emozione, il pericolo, la possibilità di sacrificare qualcosa al mio amore. Avvertivo dentro di me una sovrabbondanza di energia  che non trovava sfogo in una vita tranquilla."
(Lev Tolstoj, La felicità familiare) 

Per quanto abbia trovato lo stile di Krakauer a tratti dispersivo, la storia di Chris McCandless mi ha portato ad una serie infinita di riflessioni. Dopo aver concluso la lettura non ho potuto fare a meno di vedere l'omonimo film tratto dal libro, Into the wild- Nelle terre selvagge, scritto e diretto da Sean Penn.




Vi lascio un piccolo trailer e una foto tratta da questo meraviglioso film del 2007 che vi consiglio di vedere, uno dei pochissimi casi in cui la trasposizione cinematografica è qualcosa di più rispetto al libro. Il mio consiglio è di vederlo dopo aver comunque letto il libro, per comprenderne meglio i contenuti.
Una storia che merita davvero, il mio giudizio 4 stelle su cinque.

Alla prossima!
   

Note sull'autore:

Saggista e alpinista statunitense, conosciuto per i suoi libri riguardanti la vita all'aria aperta e l'alpinismo. Nel 2003 è entrato nel campo del giornalismo investigativo.
Gran parte della popolarità come scrittore è dovuta all'attività di giornalista che svolse presso l'«Outside magazine». Nel novembre 1983, abbandonò il lavoro part time di pescatore e carpentiere per diventare uno scrittore a tempo pieno. La sua attività di giornalista freelance riguarda vari campi.
Il bestseller Nelle terre estreme venne pubblicato nel 1996 e assicurò a Krakauer una reputazione come notevole scrittore di avventure. Nel libro, Krakauer traccia parallelismi tra la sua esperienza e le sue motivazioni e quelle di McCandless. Da Nelle terre estreme nel 2007 è stato tratto il film Into the Wild - Nelle terre selvagge, diretto da Sean Penn.


      

Recensione "Il buon marito" di Alexander McCall Smith

domenica 23 aprile 2017

Titolo: Il buon marito 
Autore: Alexander McCall Smith
Pubblicato: 2009
Editore: Guanda
Genere: Mistery
Pagine: 234
Ebook: € 6,99 
Cartaceo: €15,00


Trama:


Precious Ramotswe, titolare della prima agenzia investigativa femminile del Botswana, ha sempre molte gatte da pelare. Non solo per via del suo mestiere, l'affascinante professione di detective, ma anche perché all'interno dell'agenzia sono in atto veri e propri rivolgimenti. Suo marito, il signor JLB Matekoni, uomo che sembra nato per prendersi cura dei motori, stanco di starsene chiuso tra quattro mura a respirare i fumi del carburante, vuole mettersi alla prova come investigatore e sentirsi protagonista. Inoltre, la signorina Makutsi, l'occhialuta assistente qui promossa a detective associata, morde il freno e non tollera più tanto che le vengano impartiti ordini. Per non parlare dei casi da risolvere: un impiegato sospettato di adulterio dall'insopportabile moglie; una minuscola imprenditrice che denuncia furti nella sua tipografia; tre decessi misteriosi avvenuti in un ospedale, tutti di venerdì, tutti alla stessa ora. La signora Ramotswe si fa un po' da parte, lascia che ognuno insegua i propri sogni e intanto districa qualche matassa. È una figlia dei grandi spazi, abituata a osservare, ascoltare e a prendersi il tempo per farlo. Così risolve ogni dilemma, anche quelli della sua vita privata, compreso l'imprevisto attacco di gelosia di un buon marito come il suo.

La mia recensione:

Ho iniziato questo libro davvero per caso, non avevo ancora letto nulla di McCall Smith e non conoscevo la serie dedicata a questa singolare detective africana. Devo riconoscere di non essere  stata particolarmente colpita dalla storia inizialmente ma, quando stavo per abbandonarne la lettura, qualcosa nello stile di questo autore mi ha convinto a proseguire. La serie, ambientata in Botswana, ha come protagonista principale la detective Precious Ramotswe e gli eventi legati alla sua  agenzia investigativa,  la Ladies' Detective Agency n 1.
La signora Ramotswe ha in corso tre nuove indagini e contestualmente nell'agenzia investigativa sono in atto alcuni cambiamenti. Il signor Matekoni, suo marito, si offrirà infatti di accantonare momentaneamente il lavoro in officina per cimentarsi nella soluzione di uno dei casi, quello della scontrosa signora Botumile che sospetta il tradimento del marito. La seconda indagine verrà affidata invece alla segretaria dell'agenzia, la signorina Makutsi, "promossa" in questo episodio a detective associato.  Alla signora Ramotswe non resterà che concentrarsi nella soluzione dell'ultimo e più difficile caso, tre strani decessi avvenuti nell'ospedale locale.  Con la pacatezza e l'educazione che la contraddistinguono, la signora Ramotswe riporterà gli equilibri all'interno dell'agenzia trovando, senza intoppi, una buona soluzione a tutte le indagini.
Per chi, come me, non conosce le vicende di Precious Ramotswe e lo stile di McCall Smith questo tipo di narrazione può risultare inizialmente faticosa. Trattandosi di indagini investigative mi aspettavo infatti uno svolgimento più dinamico e non è stato facile entrare in sintonia con la storia. Una volta compreso che l'uso della narrazione lenta è voluto e necessario ad introdurre il lettore nel torpore del tempo africano, la lettura è stata decisamente più scorrevole. I personaggi che ho apprezzato maggiormente, soprattutto per la calma e la saggezza dimostrate, sono la signora Ramotswe e il suo buon marito, il signor Matekoni.  Entrambi hanno un modo di relazionarsi con gli altri personaggi sempre disteso e misurato, malgrado a volte riconoscano negli atteggiamenti di questi ultimi malumori e scortesia. Non è facile mantenere nelle relazioni quotidiane un comportamento come quello della signora Ramotswe e del signor Matekoni, basterebbe un piccolo impegno che spesso non si ha voglia di usare iniziando a riflettere di più prima di rispondere e magari imparare a ringraziare.  

"E' cosi facile ringraziare...eppure un sacco di gente non si dà la pena di farlo. Non ringraziano chi fa qualcosa per loro. Danno tutto per scontato".

L'atteggiamento pacato e assertivo della signora Ramotswe nei confronti del prossimo innesca una reazione a catena. Così i piccoli attriti vengono risolti senza la minima discussione ma semplicemente con reciproche riflessioni interiori. Ecco l'aspetto che più mi ha colpito di questa insolita detective, la sua capacità di risolvere le questioni senza discussioni ma semplicemente mettendosi nei panni dell'altro e portando l'altro a fare altrettanto.
Per quanto la storia in sé sia semplice e le indagini da seguire non particolarmente avvincenti, questa Miss Marple africana con una smisurata passione per il the rosso è un personaggio originale e il libro permette di ritagliarsi un attimo di pace dalla frenesia quotidiana, trasportando il lettore nel tempo lento e quieto del Botswana. Dalla serie di romanzi di Alexander McCall Smith è stata tratta una trasposizione televisiva The No. 1 Ladies' Detective Agency, completamente realizzata in Botswana e trasmessa anche in Italia nel 2009 su un canale satellitare, di cui vi lascio un piccolo trailer in lingua originale.
Una lettura che consiglio, magari sotto il prossimo sole estivo.
Il mio giudizio tre stelle e mezzo su cinque.

Alla prossima!
 

Recensione "Nessuno come noi" di Luca Bianchini

martedì 11 aprile 2017

Titolo: Nessuno come noi
Autore: Luca Bianchini
Pubblicato:10 gennaio 2017
Editore: Mondadori
Genere: Narrativa
Pagine: 252
Ebook: € 9,99 
Cartaceo: €18,00


Sinossi:


Torino, 1987. Vincenzo, per gli amici Vince, aspirante paninaro e aspirante diciassettenne, è innamorato di Caterina, detta Cate, la sua compagna di banco di terza liceo, che invece si innamora di tutti tranne che di lui. Senza rendersene conto, lei lo fa soffrire chiedendogli di continuo consigli amorosi sotto gli occhi perplessi di Spagna, la dark della scuola, capelli neri e lingua pungente. In classe Vince, Cate e Spagna vengono chiamati "Tre cuori in affitto", come il terzetto inseparabile della loro sit-com preferita. L'equilibrio di questo allegro trio viene stravolto, in pieno anno scolastico, dall'arrivo di Romeo Fioravanti, bello, viziato e un po' arrogante, che è stato già bocciato un anno e rischia di perderne un altro. Romeo sta per compiere diciotto anni, incarna il cliché degli anni Ottanta e crede di sapere tutto solo perché è di buona famiglia. Ma Vince e Cate, senza volerlo, metteranno in discussione le sue certezze. A vigilare su di loro ci sarà sempre Betty Bottone, l'appassionata insegnante di italiano, che li sgrida in francese e fa esercizi di danza moderna mentre spiega Dante. Anche lei cadrà nella trappola dell'adolescenza e inizierà un viaggio per il quale nessuno ti prepara mai abbastanza: quello dell'amore imprevisto, che fa battere il cuore anche quando "non dovrebbe". In un liceo statale dove si incontrano i ricchi della collina e i meno privilegiati della periferia torinese, Vince, Cate, Romeo e Spagna partiranno per un viaggio alla scoperta di se stessi senza avere a disposizione un computer o uno smartphone che gli indichi la via, chiedendo, andando a sbattere, scrivendosi bigliettini e pregando un telefono fisso perché suoni quando sono a casa. E, soprattutto, capendo quanto sia importante non avere paura delle proprie debolezze. 

La mia recensione:

Ci sono libri che leggi per scelta, altri che leggi su consiglio e altri ancora che non pensi proprio di leggere e poi, per qualche combinazione di eventi, te li trovi sul tuo percorso di lettore e ti chiedi perché non li avevi letti prima. Avrete capito che mi sono posta la stessa domanda appena finito di leggere questo ultimo libro di Luca Bianchini, il primo per me di questo autore, per il quale ringrazio l'indicazione di Laura.
La storia, ambientata nella provincia torinese degli anni 80, mi ha riportata con un balzo temporale indietro di 30 anni. Siamo nel 1987 in piena esplosione della moda paninara e dark, Vincenzo Piscitelli, per gli amici Vince, è un bravo studente del liceo Majorana di Moncalieri figlio della classe operaia ma comunque con velleità da paninaro. Insieme alle due amiche del cuore Caterina, detta Cate, di cui è innamorato da sempre e la dark lady Alessandra Spagnolo, "Spagna", formano un trio affiatatissimo. Gli equilibri sono destinati a rompersi con l'arrivo di un ripetentente quasi diciottenne di buona famiglia, Romeo Fioravanti. 
Malgrado le difficoltà iniziali, Romeo troverà in Vince un buon amico e lui a sua volta si sentirà accettato per quello che è, malgrado le evidenti differenze di estrazione tra i due. Questa nuova amicizia, in un primo momento, farà vacillare l'intesa tra i tre ragazzi. Cate, nonostante nei confronti dell'amico  provi un affetto differente dall'amore vero e proprio, non vuole rinunciare all'esclusiva che le è sempre stata riservata dal suo compagno di banco, e Spagna non riesce a capire cosa ci trovi Vince in un tipo così altezzoso come Fioravanti. Capita però che a volte le storie si intreccino per meccanismi sconosciuti e di conseguenza le cose tendano a complicarsi. Il buon Vince saprà comunque far prevalere il suo sentimento di amicizia leale verso Romeo e di amore disinteressato verso Cate. Un viaggio che comincia in tre e finisce in quattro, attraverso le vicissitudini amorose di tutti i meravigliosi personaggi del libro, genitori e professori inclusi. 
Non so se siano stati gli anni 80 o il fatto che eravamo degli adolescenti diversi da quelli di oggi (lo ero anche io) ma, sinceramente, non so se ora i ragazzi riescano ad instaurare legami così indissolubili. Di fatto quegli anni devono sembrare appartenere a un passato preistorico anche agli occhi del novenne di casa, che ogni tanto se ne esce con domande tipo se ai miei tempi c'era la televisione e quando capita gli rispondo cercando di raccontargli qualcosa di quel periodo.   
La tv c'era ovviamente ma non avevamo i telefonini e nemmeno i tablet, non c'erano connessioni  internet e comunque non ne avevamo bisogno. Se volevi telefonare da fuori dovevi cercare una cabina telefonica e sperare che bastassero i gettoni.  La moda del momento ti imponeva di vestire da paninaro griffato fino ai piedi altrimenti eri un povero "sfigato" Non so quanto ho implorato i miei affinché mi comprassero la mitica cartella Najoleari ma, figlia di operai come Vince, l'unica cosa che ottenni fu l'acquisto su Postal Market di una terribile imitazione, con conseguente radiazione dal gruppetto di elite della classe. Non avevamo molto ma in realtà avevamo tutto e non lo sapevamo. Eravamo più veri e soprattutto avevamo la libertà, libertà di muoverci e tornare a casa senza troppi controlli, una libertà costruita necessariamente sulla fiducia. Abbiamo vissuto le nostre piccole conquiste quotidiane in una dimensione che si è dissolta lentamente sotto i nostri occhi per lasciare il passo a una realtà molto diversa.
Al di là del vortice di ricordi che mi ha suscitato, di questo libro ho apprezzato molto la storia nella sua semplicità. Ho trovato ben caratterizzati tutti i personaggi e ben costruita anche la vicenda che riguarda gli adulti. Un libro che mi ha fatto ridere e piangere diverse volte durante la lettura per questo mi sento di consigliarlo a tutti, sia a chi in quel periodo non c'era, sia a quelli che come me hanno vissuto con spensieratezza quegli anni e ne hanno ancora un buon ricordo.
Bianchini ci ha regalato una bella storia su un mondo scomparso e non posso che ringraziarlo per questo tuffo nel passato. A libro finito è rimasta un po' di nostalgia, ma anche la consapevolezza di essere stata fortunata a vivere  la mia gioventù in quegli anni.
Come per altri due libri dell'autore, "Io che amo solo te " e "La cena di Natale di io che amo solo te" anche per "Nessuno è come noi" si parla di trasposizione cinematografica, non resta che aspettare! 

Il mio giudizio quattro stelle e mezzo su cinque.
 


Note sull'autore:

Luca Bianchini è nato a Torino nel 1970 e ha frequentato il liceo Majorana di Moncalieri. Ha pubblicato Instant love (2003), Ti seguo ogni notte (2004), la biografia di Eros Ramazzotti, Eros - Lo giuro (2005), Se domani farà bel tempo (2007), Siamo solo amici (2011) e Dimmi che credi al destino (2015). Nel 2013 le storie pugliesi di Io che amo solo te e La cena di Natale di Io che amo solo te hanno conquistato le classifiche e il cuore dei lettori. Da questi romanzi sono stati tratti due film di grande successo nel 2015 e nel 2016. Collabora con "la Repubblica" e "Vanity Fair" per cui tiene il blog "Pop up".

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